#iosono sopravvissuto alla Grande guerra

I nonni sono i veri testimoni del passato, i custodi dei gesti e delle abitudini conservate gelosamente. Ai tempi dei nonni non si buttava via niente, si imparava molto, si lavorava per vivere, ci si amava sul serio. I nonni sono l’eredità di una vita genuina e di un tempo in cui la parola benessere esisteva nei loro ideali. La storia di mio nonno è un capolavoro di coraggio. Eccola.

nonno

1943 e guerra sia. Entro nello spirito guerrigliero come un padre che si trova ad affrontare la crescita di suo figlio, con volontà e determinazione. Non mi appartiene lo spirito del patriottismo almeno non per ora, perché vorrei disporre delle mie energie per difendere me stesso e le persone che amo. Probabilmente sono un egoista, ma di difendere la mia patria non ho proprio voglia; ero già abbastanza impegnato a lavorare la mia terra per procurare cibo alla famiglia. Nel mio piccolo paese di provincia si guardava da lontano la guerra, come un evento trasmesso per radio che non ci avrebbe toccati, né stravolti. Invece la partenza per il fronte arrivò davvero ed ogni giorno in vita era un “giorno in più”.  Il mio destino è questo. Ora anch’io sono un numero, un etichetta che identifica le mie generalità e pronta al patibolo.  Non ho mai amato gli addii né gli arrivederci ed ho saluto la mia famiglia come ogni mattina in maniera quasi brusca, con il mio solito sorriso a mezza bocca che vacilla allo sguardo di mia madre.

Giunto alla partenza vera mi trovo a pensare che potrei non farcela, ma osservo quelli che ora dovrò identificare come “miei compagni” e mi rendo conto che alcuni di loro sono davvero fragili ed ancora una volta penso a me stesso e la voglia di vivere mi pervade. Al fronte ci sono persone della mia età tutte con lo stesso viso serio, come automi computerizzati che sono stati chiamati a salvare il mondo. Sui loro volti plastificati intravedo il terrore e la paura di chi viveva una vita normale ed è stato costretto a stravolgere i piani in nome di un qualcosa chiamata “la grande guerra”, grande come i loro spiriti che io ho voglia di conoscere per alleggerire l’umore nero. Il mio compagno di guerra l’ho scelto subito perché piuttosto che avere un’espressione triste era arrabbiato, proprio come me. Anche lui mi ha scelto fin da subito e sapevamo entrambi che sarebbe stata un’amicizia fittizia, di quelle che all’ultimo saluto ci saremmo detti: non perdiamoci di vista mi raccomando. Ha iniziato a lavorare a 12 anni e le sue rughe marcate e scure mi mostrano con chiarezza i segni del lavoro duro. Dopo 15 minuti che a me sembrarono ore, smettiamo di parlare, come lacerati da un dolore chiamato consapevolezza. Il silenzio ci colpisce, lo stesso silenzio della neve che sembra fungere da silenziatore anche alle città. Il mio corpo si irrigidisce fino all’arrivo poi il nulla.

In trincea mi hanno incaricato di cercare nei boschi le piante per fortificare le nostre difese, ma solo di notte perché non possiamo permettere di addormentarci. Ci sono  i turni, questo è vero, ma non voglio affidare la mia vita a sconosciuti e cerco di dormire giusto due ore. Durante la giornata siamo costretti a rimanere accovacciati nel fango e a strisciare come vermi per non essere un facile bersaglio per quei pidocchiosi cecchini. L’olio di ricino è il nostro piatto gourmet. Il marciume diventa rapidamente il mio habitat naturale, tra latrine, i miei bisogni e quelli dei miei compagni. Le giornate peggiori sono quelle di pioggia, in cui le fosse si riempiono d’acqua e tutti speriamo che quegli spazi non diventeranno le nostre tombe. Ma la bellezza di questa situazione siamo noi, perché nonostante le sembianze di mummie viventi, siamo aggrappati alla vita con tutte le nostre forze.

A parte questi vaghi ricordi ho impresse nella memoria le risate sguaiate di quelle bestie feroci dei tedeschi e la mia morte. Ho finto di essere morto per non morire davvero. Di colpo l’alba degli alleati. Soldati amici giunti a salvare quel mondo in cui eravamo in pochi ad avere speranze. Un volto infangato dal quale emerge un timido sorriso è il mio ricordo migliore. Sorrisi così sono difficili da dimenticare.

Mio nonno ce l’ha fatta, è un sopravvissuto. Questa è il breve racconto di guerra di nonno attraverso i miei occhi. Gli strascichi di quel dolore se li porta ancora dietro, perché “quello che vi fanno vedere nei film di guerra è vero. Poi i soldati non si riprendono più. È l’effetto della guerra quello che ha portato più vittime della guerra stessa”.

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